The City as a Commons discussed during the third workshop

On Friday, March 10th, we had the honor to host Professor Sheila Foster, LabGov’s co-founder, co-director of the Fordham Urban Law Center and founder of the Fordham University Urban Consortium, and Professor Maria Rosaria Marella, professor in Private Law at the University of Perugia. Two experts at the international level together to talk about the city as a commons, and about use and property in the urban space as well.

To govern the city as an urban common is the goal for witch we’ve been working for years. Cities are at the same time resources and generative elements so that we can bring by them other several different resources and our duty is to take care of them and to use them as better as we can. How do we create these processes of distribution of resources by the commons to the citizens? What are the limits to the private property and how we decide what’s the right moment to entrust the management of the property to the comunity in order to avoid the “slippage” phenomenon?”.

It is not easy to find answers to these questions but we can notice that the Italian law system tries to solve this problem with a juridic act according to witch is possible to buy properties in collectives without having in return money, but reinvesting it in the society.

Professor Sheila Foster shared with the labgovers her experience on urban commons, defined as something that has to be open, accessible and potentially collectively owned, and talked about the big issue of resource distribution within the city, which leads us to the problem of how do we allocate resources. Professor Foster also shared her knowledge on experiences in New York City (a city that is currently acting as a private land owner) on community-owned networks (broadband) and collaborative ecosystems, that act as incubators fostering common-pooled small business and start-ups, and teach them how to create tech goods, and how to use the commons to pull and distribute resources.

Professor Marella, starting from the assumption of the city as a commons as a place where value and wealth are produced, proposed the legal tools we currently are putting in place to have access to and redistribute resources: the right of access and use, and the limits to the property.

A great moment of discussion and thinking with the students followed the two speeches.

Il 10 marzo, durante il terzo workshop di LabGov EDU 2016/2017, abbiamo avuto l’onore di avere come relatrici dell’incontro la professoressa Sheila Foster, co-fondatrice di LabGov, co-direttore del Fordham Urban Law Center e fondatore del Fordham University Urban Consortium, e la professoressa Maria Rosaria Marella, docente del Dip. di Giurisprudenza presso l’università di Perugia. Due esperti di beni comuni a livello internazionale, insieme per condividere con i labgover la loro esperienza.

La prof.ssa Foster, esperta di governance dei beni comuni urbani intesi sia come risorse in sé sia come elementi generativi, ha condiviso la visione di beni comuni urbani come qualcosa che deve essere aperto, accessibile, e “collectively owned” e parlato di esperienze portate avanti a New York, nello specifico nel Bronx e ad Harlem, concentrandosi sugli ecosistemi collaborativi

Ha poi proseguito la prof.ssa Marella portandoci ad esempio il caso di “salute ambiente e territorio” sul quartiere del Pigneto di Roma per evidenziare i problemi che la proprietà pubblica e privata stanno affrontando negli ultimi anni concernenti i limiti del loro utilizzo e la mancata valorizzazione dei loro benefits.

 

È emerso che la città è:

  • luogo di produzione, di ricchezza e di produzione.
  • luogo di espressione.

Una prima riflessione/domanda emersa è stata:

‘’Tutti producono valore, ma come possiamo avere accesso a questa ricchezza? In che misura questa ricchezza può essere distribuita?’’

Giuridicamente non esistono molti riferimenti: tendenzialmente ci sono strumenti che hanno in qualche modo realizzato il diritto di uso agli spazi, e di conseguenza limiti alla proprietà (pubblica e privata). Il caso Pigneto a Roma è molto sentito ed è una situazione molto articolata. Vi è una piccola piazza molto frequentata, gestita dai residenti, in cui organizzano cene e feste particolari. Un giorno una fila di box viene venduta ad un imprenditore che presenta subito un cambio di destinazione di uso per farci una sorta di Starbucks italiano.

Cosa si può fare? C’è un modo per resistere al cambio di utilizzo? In che misura questa comunità ha la possibilità di utilizzare questo spazio e quanto può rivendicarlo?

Si può pensare di evitare la proprietà dando ai singoli utenti l’uso di un’unità in modo che la circolazione dell’immobile nel mercato può essere controllata dalla comunità.

Ci sono già degli esempi di uso comune come i regolamenti (patto tra i cittadini e il comune in cui si stipulano delle regole), immobili assegnati alla comunità con amministrazione favorevole, ad esempio l’ex asilo filangieri (Napoli) (serie di beni diventati accessibili al pubblico).

Nel caso Pigneto questo diritto della cittadinanza non è realizzabile perché non si può rivendicare un bene accessibile – anche se privato – alla comunità.

Ai due speech è seguito un interessante momento di dialogo e confronto con gli studenti.

Appuntamento al 17 e 18 marzo per il primo co-working del secondo semestre!